Gli interventi conservativi degli alberi devono passare attraverso un attento programma di analisi e interventi in una scala temporale di grande gittata ma di cadenza pressochè annuale.I Gelsi, alberi con un profondo legame con il territorio padano già a partire da ben prima del 900, sono arrivati a noi attraverso forme di gestione obbligata (Testa di Salice) per poi essere abbandonati sia in senso letterale che nella sua forma di gestione dal dopoguerra. In molti casi questi alberi sono stati abbattuti o definitivamente abbandonati, e in pochi casi mantenuti e gestiti.Gestire alberi che per decenni sono passati solo ed esclusivamente attraverso potature in forma obbligata, per poi essere abbandonati e poi di nuovo essere gestiti, con tutte le problematiche meccaniche, energetiche e ormonali che si trascinano alberi secolari e passati anche da interventi di capitozzatura, non è semplice, specie se il contesto è cambiato sideralmente.Questo Gelso che gestiamo da una decina di anni, ha subito nel 2016 una pesante stroncatura di uno dei grandi elementi che caratterizzavano la "corona". Siamo così intervenuti, a cadenza biennale, per ridurre la chioma progressivamente ed evitare ulteriori sbrancamenti e stroncamenti. Nel contempo sono stati gestiti i nuovi tronchi reiterati sorti dal fusto per ottenere nel corso del tempo quella che sarà la vera e propria chioma definitva. Tutti i tronchi "ex neo-formati" attraverso tutta una serie di interventi che sono stati di selezione tra tronchi equivalenti, si sono via via metamorfizzati in branche epitone atte ad essere gestite attraverso taglio di ritorno. L'ultimo intervento intervento di poche settimane fa è andato a parare esattamente su una rimonda (ramificazioni secche, deperite e compromesse), su una ulteriore selezione dei nuovi tronchi formati dopo l'intervento del 2024 e una riduzione di tutti i tronchi metamorfizzati in branche attraverso taglio di ritorno su branche epitone arretrate. Tuttta la vegetazione, circa il 20% della massa fotosintetizzante, è stata cippata all'interno della ZPA (Zona Protezione Albero) che è stata decompattata nel 2024. ...
La capitozzatura di un albero è un'operazione che spesso asseconda le ansie dei committenti riguardo ai presunti rischi di crollo (dell'intero albero o di porzioni di esso) o alle caratteristiche percepite come "problemi" (caduta di foglie, frutti, radici, ecc.), ma che nella realtà amplifica tali criticità, trasformandole in un problema reale e concreto. Questa pratica, che consiste nella soppressione di un tronco dominante (a prescindere dalle sue dimensioni) in un punto casuale, senza che un asse equivalente sia in grado di assumerne il ruolo e gestire in modo "piramidale" le ramificazioni sottostanti, provoca danni su tre fronti: ormonale (disorganizzazione dei vari assi), energetico (mancato apporto fotosintetico e depauperamento delle risorse stoccate) e meccanico (sviluppo di cortecce incluse, carie e necrosi).In un quadro simile, l'albero è costretto a ricreare nel più breve tempo possibile non solo la vegetazione perduta, ma a produrne in sovrannumero per compensare i danni subiti. Questa nuova emissione risulta non gerarchizzata e affetta dalle problematiche meccaniche appena descritte. Inoltre, l'esemplare capitozzato viene improvvisamente catapultato in uno stadio evolutivo più "vecchio" rispetto a quello reale, alterando il delicato equilibrio tra chioma e apparato radicale (causando spesso la regressione di quest'ultimo).Va da sé che, per alberi recentemente capitozzati, la ricostruzione sostanziale della chioma è l'intervento più auspicabile, il che implica agire entro i primi tre anni dal danno. Se ciò non dovesse accadere, l'unica via percorribile resta la ristrutturazione della chioma: un parziale assecondamento dello sviluppo della pianta, coerente con il ridimensionamento degli assi che, a questo punto, devono essere gestiti e non più eliminati.La Farnia visibile nella slide è un esemplare di Quercus robur di grandi dimensioni (28 m di altezza e 30 m di diametro della chioma) che ha subito ben due capitozzature nel corso della sua vita: la prima nel 2000 (indicata nell'immagine dalla linea tratteggiata rossa) e la seconda nel 2016 (linea tratteggiata gialla/arancione). Le problematiche maggiori riscontrate sono state essenzialmente tre: Il sovrannumero di ramificazioni emesse dopo la seconda capitozzatura, che ha generato una grande quantità di cortecce incluse.Lo sviluppo di necrosi e carie sugli assi principali.La totale assenza di nuovi assi arretrati, disseccatisi per la mancanza di luce interna causata dall'eccessiva densità di rami indotta dai tagli drastici.Impossibilitati a ridurre la chioma a causa di quest'ultimo fattore, le nostre operazioni sono state di natura preparatoria. Abbiamo selezionato gli assi prodotti dall'ultima capitozzatura per prevenire la formazione di nuove cortecce incluse, garantendo al contempo una buona distribuzione tra rami dominanti, codominanti e dominati sul punto di taglio. L'eliminazione non ha superato il 30% della vegetazione complessiva.Questo diradamento consentirà, nei prossimi 2-3 anni, di stimolare l'emissione di nuova vegetazione arretrata, mantenendo un perfetto controllo ormonale sia sugli assi selezionati sia su quelli di nuova formazione. Saranno proprio questi ultimi a costituire i futuri punti di ancoraggio per gli interventi di riduzione, resisi necessari poiché, a seguito della capitozzatura, l'albero presenta un assetto morfologico e meccanico fortemente compromesso. A completamento dell'intervento, è stata infine eseguita una rimonda generale per eliminare le ramificazioni secche, deperite e compromesse. ...